Giovedì, 26 Aprile, 2018
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Permesso di Soggiorno - Carta di Soggiorno

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Richiesta di assegno di invalidità di un cittadino di origine marocchina - diniego della P.A. per mancanza di permesso di soggiorno - illegittimità del provvedimento – condanna dell’Inps al pagamento dell’assegno.

Il risconscimento dell'invalidità civile non può essere subordinato ad un requisito reddituale, che invece è richiesto per i titolari di permesso di lungosoggiorno.

Si cfr. Corte costituzionale n. 306/2008: indennità di accompagnamento

Corte costituzionale n. 11/2009: pensione per inabilità

Revoca del  sussidio integrativo al minimo vitale disposta dal Comune di Milano nei confronti di una cittadina straniera, in quanto non  possesso della carta di soggiorno o del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo- illegittimità del provvedimento- sia l’art. 41D.lgs. 286\98 e sia l’art. 80,comma 19, L. 388\00 prevedono che per ottenere i sussidi previdenziali è sufficiente avere un permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno in corso di validità.

 

Le decisioni in oggetto si pronunciano in merito all'ordinanza del Comune di Biassono, definendo i limiti che tali provvedimenti devono rispettare in materia di iscrizione anagrafica degli stranieri.

L’atto del Sindaco del Comune di Biassono presenta plurimi profili di illegittimità laddove disciplina la registrazione del luogo di residenza dei cittadini extracomunitarte. Occorre preliminarmente osservare che i Comuni non sono titolari di ordinaria potestà regolamentare o, comunque, normativa, né per quanto riguarda la disciplina della condizione giuridica dello straniero né per quanto riguarda quella del servizio anagrafico.
Il Sindaco, pertanto, non ha la possibilità di dettare una disciplina particolare in relazione a fenomeni che interessino in ugual misura l’intero territorio nazionale o alcune zone dello stesso, come è, appunto, quello della immigrazione.

La registrazione anagrafica, ai sensi del citato articolo 6 comma 7 del D.Lgs 268 del 1998 deve essere effettuata alle medesime condizioni dei cittadini italiani qualora a richiederla sia uno straniero “regolarmente soggiornante”.
Il Comune non può, quindi, subordinare la registrazione della residenza a requisiti ulteriori rispetto alla prova della stabile dimora ed alla regolarità del soggiorno intesa nei termini suddetti, nemmeno qualora si tratti di requisiti igienico sanitari attinenti l’immobile in cui il richiedente dichiara di dimorare.
Le verifiche disposte dall’Amministrazione locale, inoltre, non possono trasformarsi in discriminatorie ragioni di ritardo nella iscrizione anagrafica dei cittadini stranieri. Gli uffici sono, perciò, tenuti ad accettare per vere le dichiarazioni di atto di notorietà ed iscrivere, sussistendone i requisiti, coloro che le hanno rese, salvo poi procedere alla cancellazione in caso di riscontro negativo della loro veridicità.


Pertanto, l’ordinanza impugnata deve essere annullata nella parte in cui subordina l’iscrizione anagrafica: a) dei cittadini extracomunitari alla esibizione della carta di soggiorno, alla dimostrazione della idoneità della situazione alloggiativa, alla dimostrazione del possesso di un reddito annuo superiore al livello minimo per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria qualora siano in attesa di rinnovo del titolo di soggiorno; b) dei cittadini comunitari alla dimostrazione del possesso di un reddito superiore alla soglia di esenzione alla compartecipazione sanitaria senza tener conto della situazione personale dell’interessato, ed all’accertamento da parte del comune della veridicità di quanto dichiarato (salvo la successiva cancellazione in caso di falsità) e della liceità delle fonti di ricchezza dichiarate; c) dei familiari extracomunitari di cittadini comunitari alla presentazione della carta di soggiorno di cui all’articolo 10 del D.Lgs n. 30 del 2007.

Si cfr. TAR Lombardia 1238/2011, anche su legittimazione ad agire della associazioni ricorrenti.

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