Mercoledì, 22 Agosto, 2018
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Giurisprudenza CEDU

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L’espulsione di un disertore dell’esercito eritreo verso il paese di origine, sia pure disposta dopo la cessazione del conflitto con l’Etiopia, esporrebbe la persona a trattamenti inumani e degradanti e quindi costituirebbe una violazione dell’art. 3 della CEDU.

Le autorità olandesi, negando il rilascio del permesso di soggiorno alla cittadina straniera madre di una minore olandese nata in Olanda (perché entrata irregolarmente nel Paese), e quindi esponendo la stessa ad un provvedimento di espulsione, hanno violato l’articolo 8 della CEDU poiché nel loro giudizio sui diversi interessi contrapposti hanno considerato prevalente la sicurezza ed il benessere del Paese e non l’interesse della figlia minore della ricorrente, cittadina olandese, di poter godere del diritto alla vita familiare insieme alla madre nel suo paese di nascita.

L’espulsione dello straniero che commette reati deve rispondere a requisiti di proporzionalità rispetto all’esigenza di salvaguardare i suoi legami sociali e familiari (art. 8 Convenzione).

Bocciata dalla Corte di Strasburgo una normativa del Regno Unito che prevedeva una speciale autorizzazione per il matrimonio dello straniero in condizioni di irregolarità o il cui permesso di soggiorno era prossimo a scadere (artt. 8, 9, 12, 14 e 44.2).

 

L’attività di agente informatore della Guardia presidenziale dell’ex Presidente congolese Mobuto può ancora costituire motivo di vendetta da parte dei vecchi oppositore del regime e perciò l’espulsione – a seguito del rifiuto di concessione dello status di rifugiato - verso il paese di origine costituirebbe una violazione dell’art. 3 della CEDU.

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