Giovedì, 22 Febbraio, 2018
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Con sentenza n. 32934 del 31 agosto 2011, la I Sezione Penale della Cassazione ha affermato la responsabilità penale del datore di lavoro che, in buona fede, assume un lavoratore extracomunitario non in regola con il permesso di soggiorno.
A detta della Suprema Corte, il datore di lavoro deve sempre verificare la regolarità del documento e non "fidarsi" di ciò che gli viene detto dal lavoratore, in quanto non potrà invocazione a sua discolpa la buona fede in caso di inesattezza o insussistenza delle affermazioni del cittadino extracomunitario.

Con un’importante sentenza l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato del 10 maggio 2011 stabilisce che la c.d. “doppia espulsione” non è ostativa alla sanatoria colf e badanti del settembre 2009, pronunciandosi definitivamente su tale questione relativa agli stranieri condannati per non avere eseguito le espulsioni ai fini dell’ammissibilità alla procedura di emersione.
In questo modo si individua un indirizzo univoco, rispetto alla precedente giurisprudenza, anche in considerazione di quanto stabilito dalla nota sentenza della Corte di giustizia dell’UE del 28 aprile scorso, in applicazione della disciplina comunitaria relativa alle decisioni di rimpatrio.
Infatti, il Consiglio di Stato, ritenendo abolito tale reato, di cui all’art. 14, comma 5 ter, ha deciso che le relative condanne non possono essere ostative alla regolarizzazione del 2009.

Il TAR Lombardia in oggetto ritiene non ostativa la fattispecie di cui all’art. 14, comma 5 ter ai fini della procedura di emersione in linea con quanto previsto dalla direttiva 2008/115/CE c.d. rimpatri.

L'ordinanza dell'adunanza plenaria rinvia alle future decisioni di merito con riferimento alla questione "se il reato di mancato ottemperamento debba essere considerato ostativo o meno", sottolineando come la soluzione del problema non possa non tener conto della giurisprudenza penale che si e' andata sviluppando, in relazione alla dubbia sopravvivenza dello stesso reato, a seguito della scadenza dei termini per il recepimento della Direttiva 2008/115/CE (direttiva "rimpatri").

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 22559 del 5 novembre 2010 ha riaffermato che l'illegittimità del contratto di lavoro con il lavoratore straniero irregolare non esclude l'obbligazione retributiva e contributiva a carico del datore di lavoro. In tal modo, pur non alterando le regole del mercato e della concorrenza e garantendo la razionalità complessiva del sistema, non  vengono avvantaggiati i datori di lavoro che hanno violato la normativa in materia di immigrazione.

(In questo senso anche Cassazione, n.7380 del 26/03/2010)

 

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