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Rapporto sui CIE della Commissione per i Diritti umani: sintesi a cura di Paolo Howard PDF Stampa Email
Scritto da Segreteria Scientifica   
Giovedì 18 Febbraio 2016 13:00

Presentazione del Rapporto sui Centri di Identificazione ed Espulsione della Commissione per i Diritti Umani del Senato  - 17 febbraio 2016

Sintesi a cura di Paolo Howard

On. Luigi Manconi - Presidente Commissione Diritti Umani

Il rapporto sui Centri di identificazione ed espulsione presentato nella data odierna è il secondo nell’arco di pochi mesi, successivo a quello pubblicato nell’ottobre 2015. Il fatto che sia stata redatta una seconda edizione in così breve tempo certifica l’attività continuativa ed assidua dedicata alla materia in oggetto da parte della Commissione straordinaria Diritti Umani (si specifica che il rapporto di oggi non rappresenta un mero aggiornamento del precedente, ma una nuova ed articolata edizione).

L’On. Manconi mette in luce l’attenzione che la Commissione ha dedicato allo studio e al monitoraggio di questi centri, che saranno materia di lavoro da qui ai i prossimi 3 anni, poiché inquadrati come uno dei punti più critici del sistema immigrazione ed asilo in Italia.

In particolare, l’On. Manconi sottolinea la peculiarità rappresentata dell’istituzione del nuovo organismo degli “hotspot” (che in Italia sono tre - Lampedusa, Trapani e Pozzallo - avviati tra gli ultimi mesi del 2015 e le prime settimane del 2016) e dal tipo di legame, non perfettamente chiaro, tra questi ultimi e i CIE.

On. Riccardo Mazzoni - Vicepresidente Commissione Diritti Umani

L’On. Mazzoni espone il suo intervento sulla base dell’esperienza diretta presso l’hotspot di Lampedusa.

In primo luogo, ribadisce come gli hotspot dovrebbero essere dei centri di primissima accoglienza, dove quest’ultima non dovrebbe superare le 48 ore. Tuttavia, la necessità di rispettare le indicazioni dell’Agenda europea sull’immigrazione ha determinato un prolungamento eccessivo dei tempi di accoglienza che si è scontrato con l’inadeguatezza delle strutture.
Non è un caso che sindaci, come il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, abbiamo denunciato le conseguenze critiche di tale gestione dell’accoglienza (ad es. nell’hotspot di Lampedusa si parla di oltre 200 MSNA privi di qualsiasi riferimento nel corso delle ore diurne).

L’eccessivo prolungamento dei tempi di attesa che precedono il trasferimento rende gli hotspot quasi un ibrido tra i CARA e i CIE.

L’On. Mazzoni ha quindi riepilogato la procedura hotspotnei passaggi essenziali (“foglio notizie”, fotogenalamento, impronte digitali).
Il problema messo in luce dall’On. Mazzoni è il contrasto tra quanto accade nella pratica e quanto previsto dalle linee guida dell’Agenda UE. Quest’ultime richiederebbero che ai migranti venissero  prese le impronte digitali, anche coattivamente. In Italia, invece, le procedure forzate sono previste per legge solo in due casi (prelievo della saliva e/o dei capelli). Pertanto, se si costringessero le forze dell’ordine a prendere le impronte digitali ai migranti, questi incorrerebbero in un reato perseguibile penalmente. A ciò si deve aggiungere, prosegue l’On. Mazzoni, che i migranti spesso non sono in grado di rendersi conto della situazione che stanno vivendo e quando vengono introdotti alla procedura hotspot non si trovano nelle condizioni idonee affinché possano prendere con lucidità una decisione. In sostanza, quello che viene criticato è il fatto che negli hotspost il migrante debba in brevissimo tempo decidere del suo destino (se richiedere la protezione internazionale o meno in primis), ma allo stesso tempo non sussistono i mezzi appropriati per rendere questa una scelta consapevole. Per tale ragione i migranti, nel dubbio, spesso si oppongono al rilascio delle impronte digitali e sono costretti a permanere nello scomodo limbo dell’hotspot.

L’On. Mazzoni chiude l’intervento facendo un bilancio sull’attività degli hotspot, che risulta sostanzialmente deficitario ed evidenzia il fallimento del programma di relocation dei migranti.

On. Luigi Manconi - Presidente Commissione Diritti Umani

L’On. Manconi sottolinea come i 2 rapporti denuncino in realtà una situazione contraddistinta dalla frequente violazione dei diritti umani delle persone. “I CIE sono luoghi orribili” dichiara l’Onorevole.

Sebbene, ricorda, i CIE e le persone in esse “accolte” sembravano destinati a ridursi, le ultime vicende che hanno investito l’Europa hanno rilanciato queste strutture.

In questa prospettiva, la questione centrale, afferma, è quella della natura giuridica degli hotspot. Accoglienza o detenzione amministrativa? Questa è la maggiore preoccupazione della Commissione Diritti Umani del Senato. E’ importante individuare una definizione precisa dello status giuridico di queste strutture, individuare chi le deve regolare e quale il loro rapporto con i CIE.

On. Filippo Bubbico - Viceministro dell’Interno

L’On. Bubbico ricorda come l’Italia sia stata più volte criticata dalla Commissione europea per non aver identificato i migranti. Critica l’Europa che cerca di ostacolare i migranti e ed elogia lo spirito di accoglienza dell’Italia.
In uno scenario come quello attuale suggerisce che l’Italia spinga:
-    per un effettiva praticabilità di un sistema di asilo europeo;
-    perché l’UE si assuma una responsabilità condivisa sul problema migranti
-    per lo sviluppo di accordi bilaterali che costruiscano le relazioni necessarie per garantire il rispetto dei diritti umani nei Paesi di origine.
Così facendo, sottolinea l’On. Bubbico, si inaugurerebbe una nuova stagione politica per l’Europa.
Ciò anche alla luce dell’osservazione di diverse organizzazioni internazionali che segnalano l’importanza dei flussi migratori come risorsa utile per la ripresa economica.

Passando agli hotspot, l’On. Bubbico sottolinea come quest’ultimi rappresentino in realtà la premessa necessaria per superare il sistema Dublino, in virtù del loro ruolo di centri di primissima identificazione ed accoglienza all’ingresso in Europa.
Ribadisce poi che l’attuale malfunzionamento della procedura hotspot sia dovuto a ragioni di ordine burocratico e per questo motivo andrebbero rafforzati i mezzi di accoglienza, aumentati i mediatori e incrementata la presenza delle organizzazioni internazionali presso gli stessi.
Chiude l’intervento affermando sinteticamente che gli hotspot funzionerebbero se inquadrati nell’ottica di una permanenza di ore e non di giorni.

On. Luigi Manconi - Presidente Commissione Diritti Umani

L’On. Manconi chiude l’incontro mettendo in luce un paradosso.
Sottolinea come in realtà l’Italia non sia più una meta appetibile, ma i flussi migratori sopraggiungano sul suo territorio esclusivamente per ragioni di collocazione geografica.
Ad oggi il numero degli stranieri regolamene presenti sta diminuendo, poiché emigrano all’estero, così come sta diminuendo il numero di chi vuole entrare regolamene, perché il nostro Paese non offre prospettive. Questo dato è anche confermato dall’ultimo decreto flussi (2014-15) dove le richieste sono state meno del 20%.
Alla luce di questa situazione, l’On. Manconi ritiene che la scelta di “perpetuare il reato di clandestinità sia stato un grande errore” e che si sia trattato di “un atto di pavidità politica” dovuto esclusivamente “a quella scienza esatta che è la percezione”.